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SITO ARCHEOLOGICO

Il patrimonio archeologico della Sardegna è vastissimo e per la maggior parte nascosto o difficilmente raggiungibile. Abbiamo per questo deciso di ricreare all’interno del P.AR.C. parte del pozzo sacro, di origine nuragica, che si trova sul colle di Santu Antine.

Le origini del sito

 Dalla cima del colle di Santu Antine, 590 m s.l.m., si domina tutto il territorio circostante: all’alba lo sguardo raggiunge con facilità il mare. Un punto di controllo importante dal quale si dominano le vie di penetrazione dalla costa sud-orientale della Sardegna e dal Campidano, verso le zone produttive e minerarie dell’interno.

Le rovine di due nuraghi accertano le prime presenze umane in epoche lontane; a loro volta le mura puniche e la cappella romana provano la continuità della frequentazione.

Sul fronte occidentale il colle è stato oggetto di studi, seguiti dall’archeologo Francesco Guido.

E' stato scoperto un pozzo di origine nuragica di probabile significato sacrale. La profondità di ben 39 metri lo rende una struttura unica per l’epoca in cui è stato realizzato, nonché un giacimento di reperti e informazioni storiche.

Già il Taramelli cita il pozzo che si trova all’interno delle mura di difesa puniche. La parte superiore della struttura è ormai scomparsa; solo una parte è stata ritrovata all’interno del pozzo, insieme ad un argano romano per attingere l’acqua.

Entrambi questi elementi forniscono informazioni per la ricostruzione storica rappresentata nel diorama. La cavità del pozzo, inoltre, è fasciata con dei conci regolari, di trachite nella parte superiore e di granito in quella inferiore.

Il colle di Santu Antine ha restituito ulteriori testimonianze archeologiche tardoantiche.

Un sepolcro in cassa litica realizzato in pietra basaltica e contenente le spoglie di due individui maschi adulti, i cui resti ossei presentavano gli esiti di diverse fratture  poi giunte a guarigione.
Un affibbiaglio di tipo "barbarico" in bronzo è stato rinvenuto nelle pendici del colle nel corso delle prime campagne di scavo.

Ancora sul colle lo Spano segnala il rinvenimento di una sepoltura formata da lastroni e contenente numerose lance di ferro, un morso per cavalli e numerosi altri oggetti, andati poi perduti.
 

Il Sito oggi

Il colle di Santu Antine è un monumento storico, ricco delle rovine dei popoli che lo hanno abitato.

Poco è rimasto delle antiche strutture ma la grande quantità di reperti trovati ci permette di raccontare la sua storia.

Attraverso questi materiali e le informazioni da loro fornite, sono stati realizzati due diorami, guidati dalla competenza dell’archeologo che ha seguito gli scavi, il prof. Francesco Guido, funzionario responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro.

I due plastici fanno parte dell’allestimento della sezione archeologica del P.AR.C.
Il primo diorama mostra l’insediamento nuragico come si suppone fosse in origine; il secondo plastico ricrea l’ambiente e i reperti che l’archeologo ha trovato nel fondo del pozzo.

Vi invitiamo, visitato il P.AR.C., a scalare il colle e sulla cima ammirare il territorio e per un momento abbandonarvi a fantasticare su quello che può essere stato il suo aspetto nel passato.

Reperti

Durante gli scavi sono rinvenuti molti oggetti, databili sino all’epoca romana.

Circa 1800 monete, probabilmente gettate nel pozzo come offerta agli dei, diversi vasi in bronzo e piombo, anse figurate di calderoni, punte di lancia e due bronzetti.


Di questi ultimi, il primo è una figura maschile, stante, appoggiata ad un alto bastone. Una divinità raffigurata in nudità rituale. Con la mano sinistra impugna lo scettro e può presumersi che la destra, mancante, fosse sollevata e aperta. Sul volto, dalla forma rotonda, è stato applicato un naso “a pilastrino”, cioè a volume piramidale con vertice che sfuma verso l’alto. Un grosso monile a treccia, annodato sotto il collo, scende sul petto.
Evidenti le analogie con i bronzetti provenienti da Santa Cristina di Paulilatino, da Mandas, dalle domus de jana di Riu Mulinu di Bonorva e da nuraghe Flumenelongu di Alghero. 


La seconda figura, sempre maschile, rappresenta un’offerente. La statua tiene la mano destra, di notevoli dimensioni, alta e aperta. Veste un corto gonnellino e indossa un copricapo rotondo a calottina.


Il ritrovamento di questi bronzetti nel territorio di Genoni conferma la frequentazione siro-palestinese delle zone più interne della Sardegna, rispetto a quelle dove sono avvenuti ritrovamenti simili.
Queste statuette evidenziano rapporti tra le popolazioni indigene e le genti orientali. Possono essere interpretate sia come oggetti di pregio offerti in dono ai maggiorenti locali per facilitare i rapporti di scambio, che come ex-voto offerti alle divinità locali sia dalle popolazioni straniere che da quelle sarde.


Ricordiamo inoltre la scoperta in località Santu Perdu di una statuetta in bronzo raffigurante il Sardus Pater, divinità sardo-punica del IV-III sec. a.C..

Il bronzetto, in perfette condizioni, è conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.


Una figurina raffigurante un suonatore di corno, conservata nello stesso Museo di Cagliari, fu donata dal cav. Sanna-Randaccio al Taramelli intorno al 1905. Anche questa è stata ritrovata nel sito, ormai in rovina, di Santu Pedru.

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